Medicina dello sport: oltre la certificazione

Questo il pensiero cardine della nuova équipe dell’Ambulatorio di Medicina dello Sport della sede di Saronno spiegato dal Dr. Matteo Beltemacchi, nuovo Direttore Sanitario.

Un’idea condivisa dal nostro gruppo di lavoro e che ne caratterizzerà il modus operandi.

La visita di medicina sportiva, subordinata al rilascio dell’idoneità alla pratica di attività sportive agonistiche, è chiaramente “protocollata” da un decreto ministeriale mai revisionato del 18 febbraio 1982: il DM stabilisce, tra le altre cose, anche la modalità d’esecuzione dell’elettrocardiogramma; nella realtà gli elettrocardiogrammi sono due, il primo fatto supino a riposo, il secondo sempre supino e dopo l’esecuzione per 3 minuti dello “step test” (“semplice su e giù dal gradino, ad un ritmo stabilito), indipendentemente dall’età del soggetto.

Alcuni colleghi hanno completamente abbandonato il famoso gradino, preferendo far pedale l’atleta su un’apposita bike per 3 minuti, indipendentemente dall’età.

“la Medicina dello Sport non serve solo a rilasciare certificati”.

La scelta del nostro centro, partendo dal concetto di fare prevenzione vera, è quella di “somministrare” il gradino ad una popolazione più giovane (prevalentemente minorenni), riservando la bike a partire dai 40 anni anche in accordo con gli autorevoli pareri della SIC (Società Italiana Cardiologia) e i suggerimenti provenienti dalle diverse Federazioni Sportive del Coni. Lo step test o gradino, quasi banale ma faticoso nella sua esecuzione, è un test molto efficace nello slatentizzare eventuali aritmie semplici o complesse che un soggetto apparentemente sano può avere.

Al termine dei 3’ l’atleta raggiunge generalmente frequenze cardiache anche superiori ai 170bpm: questo lo possiamo affermare perché nel nostro centro l’atleta viene monitorato durante tutta l’esecuzione del test (quindi non solo prima e dopo lo sforzo). La nostra scelta di usare il gradino (e non la bike) trova il razionale scientifico nel fatto che nei minorenni la patologia cardiaca da escludere è appunto quella aritmica (essendo quella ischemica praticamente virtuale).

Per gli atleti maggiorenni il test cardiologico che consigliamo (è obbligatorio per gli atleti over 40) è invece il test sul cicloergometro in monitorizzazione continua: è un test incrementale (ritmo di pedalata costante con incremento di watt nel tempo) con durata variabile (quindi non ci si ferma dopo 3’) a seconda del grado di allenamento dell’atleta. La conclusione del test, in assenza di eventi avversi, coincide infatti con l’esaurimento muscolare (a differenza del test cardiologico Massimale, di pertinenza dello Specialista Cardiologo in ambiente protetto, durante il quale la conclusione dovrebbe coincidere con il raggiungimento della massima frequenza cardiaca teorica). In particolare negli atleti over 40, la principale cardiopatia da escludere è quella ischemica: da qui la nostra volontà di proporre un test incrementale, più consistente in termini di durata e frequenza, costantemente monitorato.  

A parte l’importantissima prevenzione cardiologica, un altro momento di fondamentale importanza nella visita per il rilascio dell’idoneità sportiva è la raccolta della storia clinica dell’atleta (anamnesi familiare, patologica prossima e remota): semplici ma mirate domande aiutano il medico a capire eventuali punti critici, spesso misconosciuti o semplicemente trascurati, che possono invece celare un rischio cardiaco intrinseco. Per questo motivo, il nostro gruppo ha da sempre deciso di operare dando molta importanza a questo scambio di informazioni (i minorenni saranno necessariamente accompagnati dai genitori): alcune notizie riferite (ovviamente insieme all’ecg) potranno portare il medico a decidere di richiedere esami cardiologici di secondo livello o oltre (holter ecg/pressorio, ecocardiogramma, etc).

Questo fatto non comporta necessariamente la sospensione dell’atleta: di volta in volta il singolo specialista (o dopo discussione collegiale) deciderà se consigliare semplicemente un esame ulteriore, oppure renderlo “obbligatorio” senza o con sospensione (dipende dal quesito che il medico si pone, dallo sport praticato, da ciò che viene riferito). Il nostro gruppo sarà comunque sempre contattabile e disponibile durante l’intero iter diagnostico supplementare, anche per farvi capire che eventuali esami richiesti non sono mancanza di capacità decisionale o scarsa professionalità ma semplicemente un’arma per fare una prevenzione puntuale ed efficace. Per comprendere meglio facciamo l’esempio che è chiaro a tutti: il famoso “soffio cardiaco”.

La maggior parte delle persone hanno un soffio si dice: a questa affermazione, vera o meno, rispondo  che il medico dello sport tiene conto di quei soffi con alcune particolari caratteristiche che, in relazione al tipo di sport è giusto indagare, anche se avessero un intensità banale o, ad esempio, trascurabile (anche giustamente) dal pediatra. Un piccolo impercettibile soffio (ma, ripeto, con alcune altre caratteristiche) in un giovane atleta che richiede l’abilità alla pratica del sub deve necessariamente essere indagato per prevenire possibili eventi avversi durante le immersioni.

Per ultima, non per importanza, la visita clinica. Il medico dello sport non ha certamente competenze specifiche in ogni settore della medicina ma, per sua formazione, ha sicuramente una visione molto ampia: visione che permette di segnalare eventuali problemi che avranno bisogno di una conferma o smentita dallo specialista di competenza (scoliosi, piede non funzionalmente conformato, traumatologia sportiva, igiene alimentare, asma, etc).

Personalmente non penso che la medicina dello sport sia una specializzazione “madre”: sicuramente, grazie anche alla preziosa collaborazione di atleti, genitori e società, diventa però una delle poche forme di medicina non centralizzata ma sempre presente sul territorio, quindi indispensabile non per curare malati ma per prevenire le malattie.

Prevenzione insomma e Sport Terapia (ne parleremo a breve, perché il nostro gruppo ne è un attento conoscitore) come suo esempio chiarificante.”

A cura del Dr. Matteo Beltemacchi
Direttore Sanitario Ambulatorio di Medicina dello Sport Metica Padre Monti, Saronno

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