Sport e Disabilità

Diversi aspetti di un importante connubio.

La Comunità Scientifica riconosce, già da molto tempo e a livello globale, l’importanza della pratica di attività fisica nel contrastare lo sviluppo delle malattie a maggiore incidenza nelle nostre Società. La letteratura scientifica internazionale è infatti ricca di studi che dimostrano come il regolare e continuato svolgimento di attività fisica sia efficace nel prevenire l’incidenza di malattie metaboliche (diabete, dislipidemie, iperuricemia), cardiovascolari (infarto miocardico, ictus cerebrale, aterosclerosi, ipertensione arteriosa), respiratorie e neoplastiche. Tale prevenzione offre indiscussi vantaggi, oltre che a livello di salute individuale, a livello sociale ed economico (notevole risparmio di risorse in termini di esami diagnostici e uso di farmaci).

La Comunità Scientifica riconosce, già da molto tempo e a livello globale, l’importanza della pratica di attività fisica nel contrastare lo sviluppo delle malattie a maggiore incidenza nelle nostre Società. La letteratura scientifica internazionale è infatti ricca di studi che dimostrano come il regolare e continuato svolgimento di attività fisica sia efficace nel prevenire l’incidenza di malattie metaboliche (diabete, dislipidemie, iperuricemia), cardiovascolari (infarto miocardico, ictus cerebrale, aterosclerosi, ipertensione arteriosa), respiratorie e neoplastiche. Tale prevenzione offre indiscussi vantaggi, oltre che a livello di salute individuale, a livello sociale ed economico (notevole risparmio di risorse in termini di esami diagnostici e uso di farmaci).

Queste affermazioni assumono importanza maggiore quando riferite a soggetti affetti da limitazioni funzionali che ne compromettano la capacità motoria, con conseguenze di gravità direttamente proporzionale al grado di compromissione.

Le persone affette da disabilità locomotoria hanno un’aspettativa di vita inferiore rispetto alle persone normodotate, e le principali cause di morte sono rappresentate dalle conseguenze di patologie metaboliche, cardiovascolari, respiratorie e renali. Questa evidenza fa comprendere quanto la pratica di attività sportiva sia di primaria importanza per questo insieme di persone.

La disabilità locomotoria può derivare da un gran numero di condizioni che fanno seguito a disordini genetici, malformazioni congenite, patologie, traumi. Tali condizioni determinano riduzione della capacità motoria, che possono inquadrarsi in diverse tipologie:

  • Riduzione della forza muscolare
  • Range di movimento articolare
  • Deficit o mancanza di uno o più arti (agenesie, malformazioni, amputazioni) o differenza di lunghezza degli arti
  • Bassa statura (nanismo)
  • Disturbi neuro-motori (atassia, atetosi, ipertonia)

Si considerano inoltre anche le disabilità neurosensoriali (ipovisione o cecità, sordità) e quelle intellettive e di relazione.

Naturalmente, maggiore è il grado di riduzione delle funzioni, maggiore è l’impatto che tale condizione determinerà sulla capacità di praticare attività fisica o sportiva.

Ne consegue che in molti casi si instaura un circolo vizioso (funzione lesa, riduzione dell’attività, aggravamento delle condizioni cliniche generali e dell’autonomia).

L’origine dello sport per soggetti con disabilità fisica risale alla metà del ‘900. Al termine della seconda guerra mondiale, Sir Ludwig Gutmann, neurologo tedesco naturalizzato britannico, introdusse la pratica sportiva nel programma di riabilitazione di veterani della II guerra mondiale che avevano subito mutilazioni o traumi del midollo spinale (con conseguente paraplegia). Il suo obiettivo era quello di ricondizionare tali soggetti sia mentalmente che fisicamente. I primi giochi sportivi per atleti disabili si tennero nel 1952 a Stoke Mandeville, vicino Londra, e vi parteciparono 13 atleti in carrozzina che gareggiavano nel tiro con l’arco. L’interesse e la partecipazione a questi eventi crebbero, finché nel 1960 fu organizzata, a Roma, subito dopo il termine dei Giochi Olimpici, la prima edizione dei Giochi Paralimpici, alla quale parteciparono circa 400 atleti di 21 nazioni. Alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro (settembre 2016), hanno partecipato 4300 atleti da 176 Paesi, gareggiando in 23 discipline sportive.

Un aspetto fondamentale nell’organizzazione di competizioni e manifestazioni sportive, riguarda le classificazioni funzionali. Per far sì che gli atleti possano confrontarsi alla pari, occorre fare distinzioni riguardo la capacità funzionale residua utile pe compiere il gesto sportivo specifico per ogni disciplina. È intuitivo che un atleta con lesione del midollo spinale abbia una maggior compromissione motoria rispetto ad uno con, ad esempio, amputazione di un arto superiore. A tale fine, ogni sport prevede delle classi, che vengono assegnate ad ogni atleta affinché la competizione sia equa, e questo avviene sia negli sport individuali che di squadra. Personale medico e tecnico formato a tale proposito provvede alle valutazioni funzionali finalizzate all’attribuzione della classe sport-specifica.

A titolo di esempio, il canottaggio adattato (Pararowing) prevede tre classi per atleti con disabilità locomotoria:

  • PR1: vogatori che remano utilizzando solo braccia e spalle (mielolesioni)
  • PR2: vogatori che remano utilizzando braccia, spalle e tronco (amputazioni arti inferiori o limitazioni articolari)
  • PR3: vogatori che remano utilizzando braccia, spalle, tronco e gambe (amputazioni singolo arto inferiore, limitazioni articolari minori, disordini neuromotori cerebrali o cerebellari).

L’atletica leggera, che include discipline di corsa, salti, e lanci deve ovviamente prevedere un numero di categorie decisamente superiore.

Per approfondire l’argomento si consiglia di consultare il sito ufficiale del Comitato Italiano Paralimpico (www.comitatoparalimpico.it).

Oltre ai benefici a livello fisico, una importantissima funzione che ricopre la pratica di esercizio fisico nel soggetto affetto da disabilità è rappresentata dalla partecipazione e dall’inclusione, e tale funzione risulta ancor più rilevante per le persone con disagio intellettivo-relazionale. La Federazione che regolamenta questo tipo di attività sportive è la FISDIR (www.fisdir.it).

LA VISITA MEDICO-SPORTIVA PER PERSONE AFFETTE DA DISABILITA’ FISICA O PSICHICA

La visita medica eseguita al fine di rilasciare la certificazione di idoneità sportiva agonistica per persone affette da disabilità fisica o psichica, prevede i medesimi accertamenti previsti per i soggetti normodotati, sebbene faccia riferimento ad un Decreto Ministeriale successivo (DM 04 marzo 1993). A seconda della categoria dello sport per il quale viene richiesta l’idoneità, sono infatti previsti esami particolari in relazione al tipo di disabilità. Ad esempio, per atleti con compromissione della funzione degli arti inferiori, la prova da sforzo viene eseguita su apposito ergometro a manovella, per i praticanti attività subacquee è richiesta una visita otorinolaringoiatrica ed un elettroencefalogramma; per tutti i praticanti equitazione, sci alpino, slittino, ciclismo, nuoto, pallanuoto e comunque per tutti i cerebrolesi è prevista una visita neurologica periodica, e alla prima visita, l’elettroencefalogramma.

A cura del Dott. Federico Egidi – Medico Chirurgo Specialista in Medicina dello Sport

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

START TYPING AND PRESS ENTER TO SEARCH