Come proteggere la nostra pelle

Quanti e quali sono i nemici della pelle?

La pelle non è solo un involucro che ricopre il nostro corpo, ma è un vero e proprio organo, vitale e complesso, adibito allo svolgimento di numerose funzioni.

Ha una estensione di circa 1,5-2 mq ed è formata da diversi tessuti:

l’epidermide, cioè lo strato più superficiale della pelle, è composta da cellule dette cheratinociti, che sovrapponendosi danno origine a spessori diversi: maggiore alla pianta dei piedi e al palmo delle mani e sottilissimo sulle palpebre.

Nella parte più profonda della epidermide, frammisti ai cheratinociti, sono presenti i melanociti, cellule specializzate nella produzione di melanina, il pigmento responsabile del colorito della pelle e della abbronzatura in seguito alla esposizione solare.

In base alla quantità e qualità della melanina presente nella nostra pelle si possono classificare i diversi fototipi cutanei che reagiscono in modo differente alla esposizione solare e che sono suscettibili diversamente ai tumori cutanei.

Infatti, come avviene per tutti gli altri organi, anche la pelle può andare incontro alla formazione di tumori. Se ne riconoscono a grandi linee due gruppi:

quelli derivanti dai melanociti, cioè i melanomi e quelli derivanti dai cheratinociti, classificabili in basaliomi (carcinomi basocellulari) e spinaliomi (carcinomi spinocellulari).

Il melanoma, anche se non è il tumore della pelle più frequente, è di certo il più temuto in quanto potenzialmente il più pericoloso, data la sua capacità di crescita veloce e la sua precocità nello sviluppare metastasi.

Di solito un melanoma compare su cute sana, ma nel 10-30% dei casi deriva invece dalla trasformazione di un nevo preesistente.

Altre forme neoplastiche sono i tumori che derivano dai cheratinociti, cioè i basaliomi e spinaliomi, questi ultimi spesso derivanti dalle cheratosi solari o attiniche, ormai considerate uno stadio iniziale del carcinoma spinocellulare.

Questi tumori sono 10 volte più frequenti del melanoma e anch’essi hanno avuto un considerevole aumento di incidenza negli ultimi anni, dato l’avanzare dell’età media della popolazione e l’aumento della esposizione solare.

Si sviluppano più spesso in persone con pelle chiara e la loro comparsa è legata alla quantità di luce solare assorbita dalla pelle durante la vita.

Infatti i carcinomi cutanei sono più comuni nelle aree esposte alla luce – come il volto, dorso delle mani e avambracci, padiglioni auricolari e aree di calvizie – e nelle persone in età avanzata. In questi tumori il trattamento di elezione è la asportazione chirurgica, che quasi sempre si rivela risolutiva poiché queste neoplasie raramente producono metastasi.

Come difendersi dall’esposizione solare e non solo

Nessuno è a priori immune dalla possibilità di sviluppare un melanoma, tuttavia vi sono alcune persone con un rischio più alto:

  • Individui con pelle e occhi chiari (fototipo I-II)
  • Tendenza a formare lentiggini
  • Presenza di numerosi nevi (più di 100)

In generale però chiunque, indipendentemente dal fototipo di appartenenza, deve fare attenzione a questi fattori di rischio:

  • esposizione solare intensa ed intermittente e nelle ore centrali della giornata
  • abbronzatura artificiale (lettini solari)
  • scottature solari soprattutto se numerose e avvenute durante l’infanzia o adolescenza
  • storia familiare o personale di precedenti melanomi (nel 10% dei pazienti c’era stato un melanoma in consanguinei di I-II grado)

Di fatto è il sole, così importante per la nostra salute in quantità moderata, il principale fattore di rischio per i tumori cutanei.

I raggi UV riescono a penetrare fino in profondità nella nostra pelle colpendo il DNA delle cellule causando mutazioni che sono alla base del processo tumorale.

Fortunatamente il nostro organismo è in grado di riparare la maggior parte di questi danni, ma a volte il sistema fallisce.

Più ci esponiamo al sole in modi e tempi non corretti, più probabilità avremo di incappare in errori di riparazione e di accumulo di mutazioni che possono dar luogo a un tumore della pelle.

Una prevenzione efficace consiste quindi nella riduzione dei tempi di esposizione e nell’uso di filtri solari adeguati.

Esistono inoltre delle regole da non dimenticare per godersi il sole evitando i potenziali rischi di un’esposizione non corretta e dannosa:

  1. applicare le creme protettive ripetutamente, soprattutto dopo i bagni e in caso di intensa sudorazione,
  2. prendere il sole con gradualità,
  3. evitare di esporsi al sole dalle 11 alle 16,
  4. evitare le scottature, soprattutto durante l’infanzia e se si hanno molti nevi,
  5. fare particolare attenzione ai bambini al di sotto dei 3 anni (cappellino e maglietta),
  6. prestare attenzione alle superfici riflettenti (acqua, neve), che aumentano di molto il pericolo di scottature,
  7. in montagna l’alta quota, le basse temperature e spesso il vento possono trarre in inganno diminuendo a sensazione di caldo sulla pelle.

Questa tipologia di comportamento configura la cosiddetta prevenzione primaria.

La prevenzione secondaria si prefigge invece l’obiettivo di abbattere la mortalità per melanoma grazie a diagnosi e trattamenti precoci.

 

Le statistiche ci dicono che negli anni il melanoma è in aumento come numero di casi, ma in realtà la mortalità non ha subito una conseguente impennata.

Nel 2017 in Italia ci sono stati circa 14.000 casi di melanoma (7.300 uomini e 6700 donne) con un aumento di incidenza di + 4,4 % nei maschi e +3,0 % nelle femmine per anno.

Strumenti di prevenzione e diagnosi

Controlli clinici regolari permettono di identificare con tempestività le modificazioni di un nevo preesistente o l’insorgenza di una neoformazione pigmentata con caratteri atipici, in modo da intervenire precocemente con la asportazione.

La ormai conosciuta regola dell’ABCDE permette ad ognuno di avere uno strumento di autovalutazione per tenere sotto controllo le proprie macchie cutanee in modo di consultare il medico in caso di cambiamenti sospetti.

Negli ultimi anni l’utilizzo del DERMATOSCOPIO OTTICO, strumento che permette, in modo del tutto non invasivo, di illuminare ed ingrandire le macchie cutanee, ha portato un considerevole aumento (dal 70 al 92%) nell’efficacia della diagnostica delle lesioni cutanee maligne, soprattutto in fase iniziale.

 

A cura della Dott.ssa Elena Perotta

Specialista in Dermatologia e Venereologia

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