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Microbiota umano: genesi e funzioni

Se i nostri occhi avessero la capacità ottica di un microscopio probabilmente anche la donna più bella o l’uomo più appealing smorzerebbe gli ardori amorosi del partner: vedremmo la superficie corporea interamente coperta da miliardi di batteri brulicanti.

Cos’è un Microbiota

Un Microbiota è definito «insieme di esseri viventi in un luogo». In ecologia s’intende l’insieme delle specie animali e vegetali che occupano un microambiente. In medicina è la popolazione batterica a essere definita microbiota. Ad essa, per la precisione, va aggiunta una popolazione ridotta di virus, di funghi, lieviti ed organismi unicellulari.

Il lemma “Microbiota” è stato introdotto a metà degli anni ‘90 da Jeffrey Gordon della Washington University che ha coniato il termine riferendosi a tutte le specie microbiche che abitano un determinato ambiente. In precedenza si usava la definizione “flora intestinale”.

Dal 2007 si lavora alla costruzione di una mappa batterica. Si è visto che nell’intestino umano albergano circa 400 specie batteriche. Esse sono classificate in anaerobiche e aerobiche.

Specie batteriche anaerobiche e aerobiche

Sono chiamate anaerobiche perché per vivere, non richiedono ossigeno, anzi sono uccise dall’O2. Sono per lo più bifidobatteri e popolano principalmente il colon, mentre le aerobiche hanno un metabolismo il cui carburante è costituito da O2. Essi sono prevalentemente lattobacilli e sono concentrati in modo particolare nella porzione più alta dell’intestino, il tenue.

Inoltre, giacché ogni batterio ha i propri geni, è stato coniato il termine Microbioma per indicare l’insieme del patrimonio genetico. 

L’invasione dei batteri nel nostro organismo comincia nell’utero della mamma

Fino al 2014 si riteneva che il feto dentro l’utero vivesse in un ambiente sterile, ma la ricercatrice Kjersti Aagard del Baylor College of Medicine (Usa), annunciò in uno studio di avere individuato il DNA di molte specie batteriche, in campioni di placenta di 320 donne. Il problema in realtà è ancora dibattuto perché altri ricercatori sostengono possa trattarsi di un errore nella tecnica di prelievo.

Quel che è certo è che durante il travaglio il bambino s’impegna nel canale da parto (che non è sterile) venendo così a contatto con i germi ivi presenti; molto facilmente ingoia anche piccole porzioni di feci materne.

Questo è un dato molto importante per due motivi:

  1. Il sistema immunitario del neonato venendo a contatto dei batteri è stimolato e attivato.
  2. I germi presenti nell’ambiente vaginale sono quelli che albergano stabilmente nel corpo materno. La madre ovviamente ha già costruito gli anticorpi che trasmetterà al piccolo durante l’allattamento. In tal modo il neonato ha una stimolazione del sistema immunitario più protetta.

E’ stato ampiamente documentato che chi nasce da parto Cesareo e/o che non può essere alimentato al seno ha un microbiota differente.

legame neonato e mamma

Gli americani Kennel e Klaus lo chiamarono “bonding” (1982): si tratta di quel legame unico che unisce sin dai primi istanti di vita il neonato e la mamma.

Si tratta di una fase in cui la comunicazione non verbale tra mamma e figlio è esaltata al massimo per favorire una grande capacità comunicativa, quella stessa abilità che consente alle madri di rispondere efficacemente alle necessità del proprio bambino.

Lo sanno bene i ginecologi che si affrettano a porgere il bambino appena nato tra le braccia della mamma. E’ un momento importante anche da un punto di vista biologico. Il contatto con la pelle della mamma crea quasi una trasfusione del microbiota materno nel corpo del figlio, garantendo così un pabulum microbiologico ottimale per il suo organismo.

Ulteriori studi sul bonding

Alcuni studiosi francesi hanno pubblicato una ricerca su New Scientist secondo la quale i neonati percepiscono l’odore del latte materno quando hanno fame. Essi hanno esaminato le ghiandole comparse sul seno di un gruppo di neomamme dopo tre giorni dal parto. Si tratta dei tubercoli di Montgomery che producono il latte e che attirano il neonato grazie all’odore. Se si pongono ai lati del nasino a equidistanza due garze, una intrisa del latte della sua mamma e l’altra del latte di un’altra donna, il bambino volge istintivamente il capo verso il latte materno. 

Cosa succederebbe se il bambino non avesse questi batteri nel canale digerente?

La risposta arriva da studi fatti su topi “Germ-free”.

Esperimenti su animali Germ-free

Gli animali “Germ-free” sono animali che non hanno microrganismi presenti nel loro corpo. Nascono e sono allevati in laboratorio in condizioni di assoluta sterilità.

Il loro intestino presenta villi più lunghi, cripte meno alte, mucosa più sottile, minore ricambio cellulare, ridotta vascolarizzazione, tempo di transito intestinale aumentato, contrazioni anomale dei muscoli viscerali, distensione del cieco. Inoltre hanno ridotta attività degli enzimi digestivi, minore sviluppo del tessuto linfoide GALT (tessuto linfoide associato all’intestino), ovvero la parte del sistema immunitario presente a livello del tratto digerente.

Che ci fanno questi batteri nel nostro organismo?

  • Scompongono per noi il cibo che da soli non riusciremmo a digerire
  • demoliscono alcuni veleni
  • sintetizzano sostanze utili al nostro organismo quali per esempio la Vitamina K, la Vitamina H, alcune vitamine del gruppo B.

Il microbiota umano come una grande azienda

Il microbiota non si limita a sviluppare e controllare il sistema immunitario ma assolve altre funzioni.

Il mondo scientifico comincia a vedere ogni essere umano come un ecosistema.

Possiamo considerare l’organismo, un network la cui organizzazione è paragonabile a quella di una grossa azienda. Vi è un ufficio di presidenza (il cervello) che imposta, comunica, dirige dei settori specializzati (gli organi) che a loro volta si preoccupano di rendere esecutivi il lavoro di competenza e fornire una relazione alla direzione del lavoro in corso d’opera.

In quest’ottica la fisiologia e le patologie vanno viste come successi o insuccessi dei singoli reparti ma che creano ovviamente una risonanza nell’intero sistema azienda (il corpo). Si sta affermando in pratica una visione olistica dell’essere vivente su base scientifica e non solo filosofica.

Conclusioni sul microbiota

Negli ultimi tredici anni si è scoperto che la qualità, la quantità e la distribuzione percentuali delle colonie batteriche nel nostro intestino hanno un ruolo importante sulla protezione immunitaria, sulla funzione digestiva come anche in molte malattie.

E’ un grosso passo avanti nella conoscenza della fisiologia, della patologia nonché della terapia di molte malattie.

A cura del Dott. Fernando Antonio Spanò – Specialista in Scienze dell’Alimentazione e Dietetica – Specialista in Clinica Pediatrica

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